Begotten

Utente: kleinkief

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sono tuo figlio
crocifisso ad una
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venerdì, 06 novembre 2009

Morbida china

Credo che troppi appelli in nome di una giustizia, di per sé oggettivamente troppo soggettiva per servire allo
scopo, siano stati sprecati. La ragione gonfia chi crede di possederla. Prendete mio padre. Ha avuto due infarti
consecutivi conseguenza di un anno all'insegna della catastrofe finanziaria personale riflettente il patrimonio, già
risibile, familiare. Lui che da buona pasta d'uomo, al di là di un cinismo di facciata, ha sempre sprecato buone
occasioni barattando il successo giusto per aiutare chi reputasse degno d'aiuto. Sovente premiato con ignominose vigliaccherie, ma caparbio nel portare avanti un'etica dedita al Giusto. Perché dunque, son costretto a chiedermi
perplesso e insoddisfatto, di gentaglia come un panzuto uomo d'affari, arrogante e lunatico, continua ancora a
solcare con le suole dei suoi costosissimi sandali il medesimo terreno su cui grondo sudori e fatiche. Concedersi l'arroganza del comando. Gli uomini scaltri e d'onore comandano con diligenza conquistando l'ammirazione della servitù, conscia del proprio rango, e pronta a sacrificarsi se necessario. Il panzuto volgare della piana crede che il rispetto sia diretta conseguenza e premio della dittaturevole cocciutaggine nel trattare la gerarchia di minor
lignaggio come burattini stupidi e ignoranti, sacrificabili al proprio umore se necessario. Chi possiede il denaro
possiede potere. E chi possiede potere può permettersi di smanacciare la donna delle pulizie durante l'orario
lavorativo. A furia d'ingozzarmi di cornetti perderò sensibilità. E il mio padrone di casa? Paradigma concreto del
fallimento della mezza età crede nelle qualità artistiche del Corona di turno e pronto ad imitarlo alla veneranda
età prossima alla cinquantina. E giù di steroidi che tanto lo scalpo è sempre più rado. E urla, urlare sempre urla
su urla. E la frustazione riservata sulla povera Zia che per un cuore malato di bontà sopporta i sghiribizzi di quel
nipote mai cresciuto se non nell'artificiosa massa muscolare dilapidando un patrimonio in creme di bellezza e
acconcianture settimanali per rimpinzare le tasche di estetiste a domicilio prodighe di complimenti giusto perchè
gli allocchi son sempre d'orecchi tesi e sacche flaccide. Come un elemento del genere abbia potuto generare dei
figli cui rinfacciare anche gli spiccioli per la mensa, rimane un mistero. Rischiarato subitaneamente dall misera
condizione di scapolo, a posteriori deduco, perchè se non stretta da vincoli e lapalissiane inclinazioni al martirio
familiare alcuna femmina potrebbe resistere al ribrezzo che causò al primo impatto l'incontro con quell'essere
meschino e indegno di sopportazione. Un brivido percosse la mia sensibilità quando gli strinsi la mano e dovetti
pulirmi di nascosto il palmo insozzato da quel tono mellifluo e viscido. E' una esistenza ingiusta se mio padre deve subire l'affronto della povertà e della malattia. E se ho imparato a stare in piedi lo devo a lui. Ma, differendomi,
un profondo senso di nausea accompagna la mia ingratitudine nel dover convivere con tali e più elementi di siffatta casta. Perchè la cattiveria è insita in loro e bisbigli che, in tale mio monito, non sia migliore di loro,
permettimi una caustico e sordo ghigno. Io parlo di giustizia fermo restando che non aspirai mai alla rettitudine.
Semmai prediligo la via del retto perchè il sesso anale è sì difficoltoso ma dona enormi soddisfazioni solo a chi sa abbandonarsi con perizia e trasporto.

Proprio come l'amore. Al medesimo livello di dolore.


Possa comunque una buona novella accompagnare lo strozzìo fulminante che colpirà le lagne del mio padrone di casa al mio rientro dal turno di notte perché meritevole di un riposo che non giungerà. E che al mio ritorno alla sala delle gogne qualcuno pianga della dipartita prematura di quel padrone tanto scontroso ma che in fondo un cuore l'aveva pure lui. Incastrato fra le scatolette del viagra e il portafoglio imbottito.
E che tutti i suoi licenziati e non dipendenti possano pisciargli sulla tomba che magari qualche rigoglioso omaggio floreale da quella merda nascerà.





kleinkief alle ore 09:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)


 

giovedì, 05 novembre 2009

Sull'inedia.

Mi viene imputato ormai uno scarso coinvolgimento su
disparati livelli. Ma è lo sforzo immane, disumano credimi,
del solo pensare che mi scompensa, figuriamoci quello di
ritrovare vervitudine e scioltezza nello scritto quanto
nello scrivere. Non è di certo il tempo a difettarmi ma
difetto io senza appello. Relativamente a questi spazi
abbandonati, se non per qualche annotazione sparuta spesso
d'ambito musicale, hanno perso la funzione primaria, inutile
a negarlo. Raccontare per raccontarmi. Un tempo anche per
raccontare a chi non è più. E, per fortuna, godendo di uno
scambio diretto con chi ad oggi mi sorregge m'accorgo di
quanto questo foglio abbia perso smalto e sempre più
sdrucito per lassità smodata, polso stanco dal rovistare più
fra monete che in nervi. O, più aderente al fatto, sdrucito
son'io. Della mera constatazione, ti prego, non farne un
dramma, che priva di levatrice l'apatia mia primogenita
autonoma. Forse devo solo convincermi che c'è del buono
oltre me e la sofferenza. Se così fosse potrei riuscire a
scovare buone nuove e nuovi me da intingere nel rosso.

La tua passione sia vino e i miei sensi cedevoli.

kleinkief alle ore 01:10 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)


 

mercoledì, 04 novembre 2009

Carmen Consoli - Mio Zio.




ho messo il rossetto rosso
in segno di lutto
un soprabito nero era un uomo distinto
mio zio
madre non piangere e ingoia
dimentica le sue mani ingorde tra le mie gambe
adesso sta in grazia di dio

brava bambina fai la conta
che occulti a chi non si vergogna
giochiamo a mosca cieca
che zio ti porta in montagna

porgiamo l'estremo saluto ad un animo puro
un nobile esempio
di padre d'amico e fratello
e sento il disprezzo profondo dei loro occhi addosso
svelato l'ignobile incesto e non mi hanno creduto

brava bambina un po' alla volta
tranquilla non morde e non scappa
giochiamo a mosca cieca
che zio ti porta in vacanza

brava bambina fai la conta
chi cerca prima o poi trova
gioiuzza fallo ancora
che zio ti porta alla giostra

che zio ti porta alla giostra..

ho messo un rossetto rosso carminio
e sotto il soprabito niente
in onore del mio aguzzino.

 

kleinkief alle ore 09:43 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)


 

domenica, 01 novembre 2009

.







 



"... tu sei un amore bellissimo
come sei tu
qui a Milano.."




 

kleinkief alle ore 12:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)


 

sabato, 17 ottobre 2009

Stefano "Edda" Rampoldi - Organza.









C’era sempre un fantasma di marito
Un pazzo di marito
Peso piuma che si ceralacca
La temperatura fredda
Bambini con l’uva
Il muoversi della seta
La sonnolenza
Scopavo la felicità
E dell’acqua le parole
Trasmettenti elettricità
Né discendere né muovermi posso
Sono sempre un bel ragazzo
Le parole e i pensieri posso
Però mi avete rotto il cazzo
A volte la mente
Mi lascia qua
Seduta come un mobile e penso
Di essere leale se la merda mi scivola giù
Dai miei occhi
Un profumo di santo
Dissimula la mia età
Come il sesso fa lo stesso
Mi degeneri la gelosità
Né pisciare né muovermi posso
Sono sempre un bel ragazzo
Le parole e i pensieri posso
Però mi avete rotto il cazzo
Mamma a volte vorrei
Si può sempre stare peggio nella vita
Ma a volte vorrei di più
Né discendere né muovermi posso
I movimenti delle stelle
Le parole e i pensieri posso
Mi racconti le novelle
Maya Krishna Devi Dasi
Di più delle promesse
Di più delle vacanze
Di più di più tu avrai di più
Di più dei buoni acquisti
Di più di quel che pensi
Di più di più avrai di più
Mamma
A volte vorrei
Si può sempre stare peggio nella vita
Ma a volte vorrei di più
Di più delle promesse
Di più delle tue scelte
Di più di più avrai di più
Di più dei buoni acquisti
Di più delle vacanze
Di più di più avrai di più

kleinkief alle ore 02:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)


 

mercoledì, 14 ottobre 2009

Manicheo


Oh terra, che allatti figli indegni strasciscata alle mammelle porpora. L'epoca vigliacca nella sua brevità conservata al nascituro. Sorelle in assoluta antitesi. Infiacchite dagli scrupoli affamati. I miei, i nostri, i vostri. Il colpevole quando la carneficina agguanta livelli spaventosi. Il sì e il no. Apprezziamo chi evita, con dialettica istigata dalla vigliaccheria, vuoti giri di parole e ci dona la purezza di una decisione secca. Asciutta. E non tacciamoli di manicheismo da saltimbanco per il dono elargito. E quanto più dolore infuso all'impatto, lacerando, quanto più in fretta il sollievo affoga in un dolce sonno. O nell'impeto del riscatto travolgere e con esso divenire arma per la battaglia. Perchè un forse, un chissà, un sì o un no sviliti, adornati, imbellettati da discorsi fiume atti a intontirci o, peggio ancora, a redimere il compassionevole fruitore sono solo placebo. E potrebbe divenire cancrena e tumore a divorarci di false speranze a corrodere, a corroderci. E non pensiate sia senza scampo chi ha sentito l'obbligo, dietro chissà quale scelta autoriale dilettantistica di giustificare le proprie sciagurate decisioni, con monologhi improvvisati o tesi illuminanti sul bene, necessario, reciproco. Quanti sguardi inebetiti ho scorto prima che il vento causato dal troppo sbracciarsi per appigliarsi alle labbra che cercavano di insaporire le motivazioni mi costringesse a distogliere lo sguardo. Quante lacrime stringevano sul nodo alla gola che poi asciugandosi giusto il solletico di sparuti colpettini di tosse e poi il sole il radioso sole dell'avvenire. E quanti lividi e pustole ho dovuto sorbire colpevole io stesso di mettere in atto i teatrini che m'erano stati imposti. Il drappo è rosso ma il mio sangue sempre più nero. La solennità di una secca decisione questo è il male della mia epoca. La dialettica melliflua che ha impoverito la politica. Che ha reso gli eroi abili mestieranti. Che ha reso la lingua degli amanti più abili nell'abbindolare che nel baciare. I giuramenti eterni ormai contratti zeppe di postille d'azzeccagarbugli lecca dita. Di fronte all'altare, di fronte alla promessa di una vita assieme, si chiede un semplice sì o no di seguito ad una domanda: lo vuoi? Quale giovamento possano trarne questi succhiatori di motivazioni mi è estraneo e seppure un tempo appartenessi alla medesima schiera ora, sì proprio ora, apprezzo e lodo e ammiro chi non divulga il verbo ma semplicemente, pur abbassando gli occhi in timida onesta, reagisce agli stormi, e alla loro merda, con la monumentalità granitica del loro respiro pacato. E di un semplice sì. O no.

kleinkief alle ore 03:27 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)


 

lunedì, 28 settembre 2009



Dio non è in questa ciotola.

kleinkief alle ore 03:11 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)


 

sabato, 19 settembre 2009

Insert Coin.

La routinaria scarpinata notturna di fine turno. Interminabile nell'incessante scorrere erosione dei minuti da parte
di orologi, avrebbe potuto giurarci, sicuramente truccati da illogiche e beffarde leggi divine. Trascorsa ogni
mezz'ora, ad una furtiva scorza al quadrante, dileggiava alla ragione con il solo indicare una sparuta di decina di
minuti scorsi. E il solito susseguirsi di logoranti richieste sul lavoro da parte di una selezionata clientela. E l'acconsentire solo per non stare a discutere inutilmente con piena resa dei nervi e lucidità conseguente. Ma ora
era fuori. Poco prima di salutare e dare il benservito quotidiano (notturno al caso) negando un semplice pezzo di
carta utile per una sniffata prima di inebetirsi davanti a qualsiasi macchinetta da gioco. Ormai neppure il
buongusto della sfacciataggine da evitare: te la sbattono sul bancone e magari ti chiedono di favorire, al tuo buon
cuore. Avrebbe già voluto affondare sul letto sfatto da giorni, manco più la forza di provare a fingere un certo
ordine casalingo sempre più miraggio obliquo. Camminare a testa bassa perchè a rotolare, nonostante l'adipe, si
rischiava solo di tornare indietro e battere sulla porta in vetro magico. Lo spinsero al muro e urlare, i soldi
dacci i soldi dove sono i soldi e non capiva, probabilmente, e avrebbe voluto dir loro in tasca coglioni perchè i
calci perchè le costole i pugni sono schegge quelle o solo lame arruginite o graffi non capisco perchè a me. Perchè.
E lo spinsero dal muro fin dentro il camion della nettezza urbana, probabile, il lezzo ammorbante, i rifiuti e,
cristo no, il cigolio stentato delle ganasce, la pressa. E le ossa spezzarsi e l'incredulità e urlare, urlare tanto,
urlare il suo nome e non poterci credere e non è giusto e non è giusto morire, e non lo è mai giusto, ma non così,
non ora. Non ora che l'aveva trovata ed era lì a pochi passi ed era lontana e non avrebbe saputo, e che sarebbe stato felice o comunque provarci, non ora, e nessuno l'avrebbe
saputo mai, nessuno l'avrebbe vendicato e sentiva la pressa e sentiva le ossa ripiegarsi su di sè e il dolore non
credeva, incredulo, fosse possibile tanto dolore, ma perchè, perchè e urlava, urlava, urlava il suo nome fino ad
annullarsi fino a non essere più. E si strinse, al pensiero, poggiandosi al muro che, a dispetto dell'afoso caldo
notturno, prese a tremare dalla violenza. Mentre la batteria e il basso sintetico laceravano i timpani.

kleinkief alle ore 00:45 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)


 

sabato, 29 agosto 2009

a done.

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kleinkief alle ore 10:53 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)


 

giovedì, 27 agosto 2009

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Pensavo, in un affanno di precordi stanchi.




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kleinkief alle ore 15:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)